Liturgia della II Domenica di Natale
- madonnagravidelle
- 4 gen
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4 gennaio 2026
Un aiuto per entrare più in profondità nella riccheza dei testi liturgici di questa domenica

Salmo 147
Il salmo 147 celebra la grandezza del Signore su due aspetti: la cura del suo popolo e il governo del creato, entrambi custoditi da Dio. Solitamente suddiviso in due sezioni, esso celebra la trascendenza e l’onnipotenza del Signore, ma anche la sua prossimità alle sue creature. È anche un invito a non confidare nella forza dell’uomo o della natura, ma ad abbandonarsi alla giustizia misericordiosa dell’Altissimo.
[Prof. Valerio Ciarocchi, Musicologo Liturgico]
Vangelo secondo Giovanni 1,1-5.9-14
Si, è proprio lo stesso passo del Vangelo che abbiamo ascoltato nella Santa Messa del
giorno di Natale. La spiritualità della gioia silenziosa di essere andati di notte ad abbracciare il Bambino insieme ai pastori, ci conduce alla pienezza di quella luce che seguirono i magi nell’andare a incontrare il piccolo Gesù …. un respiro dell’anima tra vicende e vicissitudini, tra Natale e Epifania. Vi invito a vivere questa Domenica riflettendo sull’esclamazione: Veniva nel mondo la luce!! Pensate…. Quando siamo nati, ci è stata detta una cosa bellissima: siamo venuti alla luce. Nascere, venire alla luce. Ma che cosa significa nascere? Venire alla luce ritrovando sé stessi!! Quando si ritrova se stessi? Quando ci lasciamo trovare!! Mi direte, bella esclamazione, ma cosa vuol dire?
Molto spesso a causa delle varie avversità ci sentiamo in dovere di metterci da parte, di nasconderci per non rimetterci la faccia, in sintesi abbiamo paura e, se potessimo, rientreremmo nel grembo materno. Troppo semplice!! Rinascere non è rientrare di nuovo nel grembo di nostra madre, ma diventare noi stessi grembo, accogliere la vita che ci è capitata e darla alla luce ogni giorno di più. D’altronde quel passaggio che abbiamo attraversato prima di nascere era angoscioso, angusto, stretto, lo abbiamo percorso con tanta difficoltà perché abbiamo sentito forte il dovere di dover venire alla luce.
A volte la passiva adesione alle opinioni, ai gusti o al modo di vivere della maggioranza o alle direttive del potere, ci toglie la sana inquietudine della nascita. Ma, riflettendoci bene, evitando di rimetterci la faccia in prima persona, rinunciamo a venire alla luce, a una vita più vera. Guardandomi attorno, vedo figli non nati perché non hanno avuto il coraggio di affrontare i dolori del parto, adulti nati ma che non sono cresciuti perché non scelgono. A tal proposito mi viene in mente uno scritto di S. Agostino: “chi ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te”. Dobbiamo avere il coraggio di fare delle scelte, rinunciando alle nostre inquietudini, perché chi non sa rinunciare a nulla non rinasce. Il Vangelo di oggi ci dice: a quanti però lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio. Non si vince con la violenza, si vince ripartendo nella potenzialità della fragilità di un bambino indifeso adagiato su una mangiatoia. Dio gioca al rialzo, rilanciando la vita nella sua condizione più piccola, la vita minima, la vita che soltanto nasce; la sfida sta nel credere nelle possibilità che questa vita inneschi in noi l’amore, quando perdoniamo, quando abbiamo il coraggio di perderci per poi ritrovarci, quando amiamo la vita più di tutto e più di tutti.
Quel Bambino che il Santo Natale ci ha fatto celebrare, oggi ci dice : Adesso Tocca
a Te …. Nasci Tu. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Diacono Salvatore Nolasco




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