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IV Domenica del Tempo Ordinario

 

Cercare Dio per stare con lui

Di tutti le parole di questa IV domenica del T. O.  una sola parola ha tirato la mia attenzione più di tutte le altre. Questa parola la ritroviamo più volte scritta nel primo libro del profeta Sofonia: cercate il Signore, cercate la giustizia, cercate l’umiltà (Sof 2,3). Questa parola è stupenda, c'è tutto il riferimento della nostra fede, perché forse ci va a capire meglio come deve essere il nostro rapporto nei confronti di Dio. A volte viviamo la nostra vita sempre nell'attesa di qualcosa o di qualcuno. Questo atteggiamento che abbiamo nei confronti della vita, che sembrare una forma un po' passiva, ma la viviamo anche nei confronti di Dio.

Stiamo fermi e aspettiamo che Dio si riveli a noi, aspettiamo che Dio parli a noi, che in qualche modo ci faccia la vita e che è presente nella nostra vita. La liturgia di oggi forse cambia il nostro modo di vivere la vita. Non possiamo stare fermi nell'attesa che il Dio si manifesti, ma forse se vogliamo vivere in profondità la nostra fede cogliere quanto è importante Dio nella nostra la nostra vita, lo dobbiamo cercare.  La nostra vita, anche quella di fede, non può essere qualcosa di fermo, di statico, di passivo, ma è qualcosa di vivo, di qualcosa di attivo, di qualcosa di reale, di concreto. Dobbiamo cercare il Signore, lo dobbiamo cercare nella nostra giornata, nel tempo, lo dobbiamo cercare nei volti delle persone che amiamo e incontriamo, lo dobbiamo cercare negli eventi, anche quelli inaspettati. Dobbiamo cercare questo Dio, perché noi più lo cerchiamo più lo troveremo presente. Non lo troviamo così per caso, ma dobbiamo desiderare di incontrarlo Dio, dobbiamo proprio cercarlo, e non solo nella nostra vita in generale, ma soprattutto nella dinamica di fede, questo spirito della ricerca lo troveremo in tantissime sfumature della nostra esistenza.


Don Alessandro Marzullo

 

 

Salmo 145

Siamo dinanzi a un inno di fiducia totale nel Signore; vi riscontriamo il confronto tra la miseria e la fragilità dell’uomo e la ferma stabilità, la sicurezza dell’Altissimo. Soprattutto si rileva che Dio rimane fedele per sempre, i progetti umani cessano con la morte e, comunque, mutevole è l’animo umano, così come incerto rimane il suo programmare l’esistenza. Una volta ancora il salmista ci ricorda che Egli è il Signore dei piccoli, degli ultimi, protegge orfani, vedove e forestieri e “sconvolge le vie dei malvagi”; il Dio d’Israele è insieme Creatore e fedele al suo progetto per ciascuno di noi, sempre disposto a “rialzare chi è caduto”.


Prof. Valerio Ciarocchi

 
 
 

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