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II Domenica del Tempo Ordinario

Riflessione sul Salmo 39(40)


Questo salmo è al contempo un inno di supplica e di ringraziamento che il salmista innalza al Signore. Inizia con un atto di fiducia: «Ho sperato, ho sperato nel Signore ed Egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido». Dalla disperante condizione di un uomo che affonda in “acque tumultuose” e annaspa nel “fango della palude”, il salmista testimonia di essere divenuto un uomo salvato, liberato, posto in piedi sulla roccia e a cui il Signore ha dato modo di elevare “un canto nuovo”. È proprio in questo salmo che si dice che il Dio d’Israele non gradisce olocausti, ma vuole “l’obbedienza del cuore” dai suoi fedeli. “Ecco, io vengo” è espressione ripresa dalla lettera agli Ebrei riferendola al Cristo: un voluto, chiaro e netto legame tra A.T. e N.T. Infine, il salmista si

raccomanda alla misericordia del Signore, al Quale chiede di “non tardare”.


https://www.youtube.com/watch?v=x38O5u-XTG4 (versione del M° Mons. Marco Frisina)


[Prof. Valerio Ciarocchi, Docente Musicologia Liturgica ITST Messina]


Riflessione sul Vangelo secondo Giovanni 1, 29-34


Nel brano evangelico di questa domenica, Giovanni Battista vede Gesù che gli viene incontro e dice una frase che cambia tutto: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.” Non indica un eroe potente o un leader che domina, ma qualcuno che ama fino a donare se stesso. Gesù è l’Agnello che si fa vicino alle nostre fragilità, che prende su di sé il peccato del mondo, cioè tutto ciò che ferisce le relazioni, divide le famiglie, spegne la speranza.  Inoltre, Giovanni confessa con sincerità: “Io non lo conoscevo.” È una frase che ci rassicura poiché anche noi, spesso, non capiamo subito Dio, non abbiamo tutte le risposte. La fede non è sapere tutto, ma fidarsi e mettersi in cammino; Giovanni rimane fedele alla sua missione e, passo dopo passo, riconosce la presenza di Dio nella sua vita. Il segno decisivo è lo Spirito Santo che scende su Gesù e rimane, non è un passaggio fugace, ma una presenza stabile. In Gesù Dio pone la sua dimora e, attraverso di Lui, desidera abitare anche nella vita di ogni credente.  Gesù è colui che battezza nello Spirito Santo, capace di trasformare il cuore dall’interno e di rinnovare l’esistenza, di donare una forza nuova per amare, perdonare, ricominciare; è lo Spirito che ci sostiene nella fatica quotidiana, che ci accompagna nelle scelte importanti, che unisce ciò che rischia di dividersi.

Alla fine del brano, Giovanni afferma con forza: “Io ho visto e ho testimoniato.” La fede diventa testimonianza quando si trasforma in vita vissuta. Non servono parole complicate: basta indicare Gesù con gesti concreti di amore, di ascolto e di servizio. In famiglia, a scuola, nel lavoro, nella comunità, ognuno può essere segno di una presenza che salva.  Anche oggi il Vangelo ci invita a fermarci e ad ascoltare: Gesù passa nella nostra vita, sta a noi riconoscerlo, accoglierlo e lasciarci rinnovare dal suo Spirito.

[Prof. Clara Lamancusa, docente IRC]


 
 
 

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