III Domenica del Tempo Ordinario
- madonnagravidelle
- 25 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Riflessioni sui testi biblici della Domenica

Il salmo 26 (27) ci presenta un passaggio dalla fiducia totale nel Signore all’invocazione del Suo aiuto. Nei primi versetti il salmista canta una realtà chiara: la fiducia in Dio e la Sua presenza non significano assenza di problemi, ma luce nell’oscurità, sostegno nella debolezza, forza nella sofferenza. Da questa constatazione egli canta il desiderio di “abitare nella Casa del Signore” e di “contemplarne il Volto” piuttosto che di ottenerne favori materiali. Nella seconda parte del salmo si osserva un cambio di prospettiva, in cui il salmista declama la debolezza dell’uomo, anche dell’uomo di fede, e sollecita la supplica all’Altissimo nel bisogno, poiché Egli non mancherà alle Sue promesse; il testo si conclude con l’esortazione a sperare nel Signore con fortezza e perseveranza, con una speranza viva, che non resta inattiva ma agisce, secondo la Legge divina.
Per l’ascolto:
https://www.youtube.com/watch?v=3rLOVJUaQvQ (versione del M° Mons. Marco Frisina)
Valerio Ciarocchi
Docente musicologia liturgica - ITST
Come in un unico piano sequenza, il Vangelo di oggi segue Gesù da vicino nel suo ministero di predicazione e guarigione. Dopo aver cambiato la sua base di partenza inizia un irrefrenabile movimento fatto di tanti piccoli passi che a noi, lettori spesso distratti, sembrano la fredda cronaca di un viaggio senza meta. Gesù cammina, chiama, predica, guarisce. Un turbinio di azioni che generano emozioni in chi lo incontra. Se abbiamo testimonianza dei primi che lasciano tutto per seguirlo, possiamo solo immaginare la sorpresa nel sentirlo annunciare un Regno che non sembra avere confini terrestri, la gioia di chi si vede guarito da malattie e infermità. Tutto questo è luce per chi cammina nelle tenebre delle proprie fragilità, paure e fatiche quotidiane. Gettare e riparare le proprie reti senza la luce che viene dal passaggio di Gesù diventa difficile e insidioso. In quelle reti ci si può imbrigliare se non riparate adeguatamente; da quelle reti si può ricevere delusione se tirate in barca totalmente vuote. Affinché la luce si manifesti e risalti occorre accogliere l’esperienza di tenebra e di ombra: è lì che si Gesù manifesta nel suo splendore. Non rimane che staccarsi da ciò che ci trattiene nelle tenebre della paura e iniziare a seguire la luce che sorge nelle nostre giornate e che si presenta con il volto di Gesù. Un volto che a noi si rende vicino nella Parola e nel vincolo di amore che viene da lui per essere, di riflesso, segno di salvezza e di speranza [cfr. Colletta].
Nicola Antonazzo
Docente Pedagogia - ITST




Commenti