III Domenica di Avvento 2025
- madonnagravidelle
- 13 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 14 dic 2025
Commento al Vangelo: Matteo 11, 2-11

La gioia (gaudete) nasce da un incontro …. dall’incontro con Cristo … un anticipo della gioia del Natale, con l’arrivo imminente di Cristo. Oggi siamo invitati a mettere in questione le nostre attese, le nostre speranze; sono queste le domanda che ciascuno di noi si deve porre, come ha fatto il Battista. Proprio questa, penso, è la grandezza di Giovanni: davanti ai fatti sa mettersi in questione, riflette, si interroga. E sa bene che da queste domande dipende il senso profondo della fede. Il tempo dell'Avvento ci chiama a mettere da parte tutte le false immagini di Dio che dimorano la nostra fede. E’ un tempo che ci invita a sostare davanti al presepe con gli occhi liberi da false immagini, per svegliarci e scoprire che Dio non ha incontrato un luogo più degno che la carne dell'uomo per farsi presente nella storia. Nella liturgia di questa domenica i ministri dell’altare indossano i paramenti di colore rosaceo perché siamo giunti a quella che nell'anno liturgico viene denominata la "domenica del gaudete della gioia".
Nel cammino verso il Natale questa sosta ci chiede di affinare l'impegno per arrivare pronti all'appuntamento di un Dio che ci ricorda che si è fatto carne per incontrare l'uomo. Non vi nascondo che questi versetti sono per me uno dei più belli del Vangelo perché permettono di misurarmi con i Santi nella loro umanità.
Quante volte ciascuno di noi nel buio della cella del carcere della propria vita, nel
momento in cui ha sperimentato la lontananza da Dio si è chiesto: ma sei tu il vero Dio o
dobbiamo aspettarne un altro? Una domanda che ci mette in evidenza il momento del dubbio che attraversa anche i Santi. A tal proposito ricordo che un santo sacerdote salesiano, da poco tornato alla casa del Padre (Don Alessandro Valenzise), ci ricordava sempre che San Giovanni Bosco diceva che: "In Paradiso non si va in carrozza".
Il grande dolore che prova il Battista ci lascia una consegna di amore: tutti siamo chiamati ad imitare Gesù nella sua eroicità che consiste nel saper resistere davanti ai venti contrari della vita. Gesù non ci indica delle pratiche religiose ma parte dagli ultimi della fila, dalle loro lacrime; da dove la vita è più minacciata. Egli non guarisce per assoldare degli adepti ma per restituirli a umanità piena e guarita, perché siano uomini liberi e totali. E non debbano più piangere.
Ed allora, ed in virtù di quanto la scrittura ci narra, bisogna domandarsi che senso diamo al mondo, cioè che storia ci stiamo raccontando? Sono narrazioni di morte o di iniziazione alla vita? Si dico proprio a te … che in questo momento ti senti confuso, addolorato perché non sai come affrontare le tue difficoltà umane … ai discepoli inviati da Giovanni Gesù chiede di entrare in una nuova narrazione del mondo. Entrano e vedono nascere la terra nuova e il nuovo cielo. E chiede loro di continuare il racconto: raccontate ciò che vedete e udite. Fallo anche tu, non permettere che qualcuno o qualcosa possa piegarti come una canna sbattuta dal vento … Giovanni ci ha offerto un anticipo dell’incarnazione del Cristo una profezia che è diventata carne e sangue.
Buona e Santa Domenica di Avvento
Diacono Salvatore Nolasco




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