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Battesimo del Signore

Salmo 28(29)

Questo salmo è un inno alla potenza del Signore, alla sua teofania. Per sette volte si ripete “la voce del Signore”, secondo il concetto di pienezza evocato dal numero sette. Con il suono della sua voce Dio crea e può anche distruggere. Sono evocati luoghi simbolici dell’A.T.: il deserto di Kades, il Libano con i suoi cedri, le grandi acque (probabilmente il Mediterraneo). Dio siede sopra ogni cosa, domina il caos, non è parte della natura ma è il suo Signore. Il dono finale di questa liturgia cosmica è la pace che solo Dio può donare.

 

 

Prof. Valerio Ciarocchi [Musicologo liturgico]

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Dal Vangelo secondo Matteo Mt 3, 13-17

 

Quante volte ci è capitato di pensare che siano gli altri ad aver bisogno di noi e non noi degli altri !! Ebbene oggi il Battista e Gesù ci danno una grande lezione di umiltà e pazienza che ci permettono di fare “grande” ciò che in natura è “piccolo”, a partire dal nostro cuore pulsante che ci dona la vita e non soltanto quella fisica, ma anche quella spirituale. Una voce risuona in mezzo all’anima e che tutt’ora ripete a ciascuno di noi:” tu sei mio figlio, l'amato, in te ho posto il mio compiacimento”. Parole che ardono e bruciano: figlio mio, amore mio, gioia mia. “Figlio” è la prima parola. A pensarci bene, anche se non potevamo comprenderla, era proprio “Figlio” una delle prime parole che abbiamo ascoltato quando siamo nati, per tale motivo essa è un termine potente sulla terra e per il cuore dell'uomo. Un “Figlio” è l’amore più grande che non deriva soltanto da un parto, ma anche e in special modo, al nostro nome per Dio. “Amato” …. prima che agiamo, prima che sappiamo o non sappiamo, ogni giorno, ad ogni risveglio, esso è il nostro nome per Dio. Un amore che ci previene, che ci anticipa, che ci avvolge a prescindere da ciò che oggi saremo o faremo.

Non esistono i se o i ma, la salvezza deriva dal fatto che Dio mi ama, non dal fatto che io amo lui. Per fortuna … o, meglio per grazia, l’essere amati dipende da Dio e non da noi. Esso è un amore che entra, dilaga, avvolge e trasforma: noi siamo santi perché amati. La voce di Dio termina gridando dall’alto al mondo intero un’ultima parola: “Mio compiacimento”. Termine poco usato, eppure bellissimo che vuol dire è bello con te, figlio

mio; tu mi piaci; stare con te mi riempie di gioia. Se poi tutto questo lo assembliamo con le acque che fanno germogliare, che dissetano e che purificano, tutto diventa più comprensibile. Già dal secondo versetto della Genesi l’acqua è presente nella storia del mondo: “Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque”. Lo spirito e l’acqua sono costantemente uniti, la nascita è profondamente legata ad ogni battesimo in acqua e spirito. Non è soltanto qualche goccia d’acqua versata sul capo del bambino. La realtà è grandiosa: noi siamo immersi nell’acqua, in un oceano d’amore e non ce ne rendiamo conto. Riuscire a comprendere di essere profondamente immersi in una sorgente d’acqua che diventerà in noi sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna (Gv. 4,14), vuol dire scoprirsi dentro Dio, come dentro l’aria che respiro, naufragato in un grembo materno che accoglie, sostiene e protegge: Battezzato.

Buona e Santa Domenica

Diacono Salvatore

 
 
 

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